Ristoranti e locali, il Lazio non riapre: «In fumo 300 milioni»

Ristoranti e locali, il Lazio non riapre: «In fumo 300 milioni»

Non vogliono neanche prendere in esame l’ipotesi che il sistema di divieti e limitazioni oggi vigente nel Lazio e a Roma (dal coprifuoco alla chiusura anticipata di bar e ristoranti) possa essere prolungato anche a dicembre e sotto le festività natalizie. «Equivarrebbe a chiudere il quarto trimestre con 300 milioni di fatturato in meno – spiega Sergio Paolantoni a capo della Fipe Confcommercio Roma – che salirebbero a 600 milioni contando le perdite dell’intera categoria in tutta la Regione».

Ristoranti in primis ma anche bistrot, bar e caffetterie che proprio sotto il periodo delle festività natalizie totalizzavano una parte considerevole del fatturato annuale. «Pagheremo un prezzo altissimo perché queste attività – prosegue il presidente della Fipe – durante il periodo di Natale andavano avanti con tutta una serie di eventi che in altri periodi dell’anno non vengono organizzati».


A pagare il prezzo maggiore dunque una parte della categoria produttiva romana, quella della ristorazione. Anche se le associazioni lamentano contraccolpi anche in altri settori, piegati solo in parte dalle limitazioni (fatta eccezione per i centri commerciali chiusi nel fine settimana, non ci sono limiti orari per le attività non di somministrazione) ma attanagliati invece dall’aumento dei consumi on-line. «Nel 2020 da recenti studi – spiega Romolo Guasco direttore Confcommercio Roma – l’e-commerce ha aumentato del 30% i propri volumi di vendita. Ci troviamo di fronte alla necessità di riequilibrare il settore tenendo naturalmente presente le regole e i comportamenti da rispettare per evitare i contagi ma sarebbe utile capire dov’è che si trasmette il virus. Chiudiamo i ristoranti ma quanti positivi sono riconducibili a queste attività?».




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