FIPE CONFCOMMERCIO ROMA: incomprensibile il divieto di consumo al banco nella circolare ministeriale, non è previsto dal Decreto Legge

FIPE CONFCOMMERCIO ROMA: incomprensibile il divieto di consumo al banco nella circolare ministeriale, non è previsto dal Decreto Legge


La circolare con cui il Ministero dell’Interno interpreta il DL “Riaperture” vietando il consumo al banco mette in ginocchio migliaia di bar, in particolare quelli che non dispongono di spazi all’esterno, da mesi alle prese con una crisi gravissima. Ma ciò che risulta incomprensibile è come si sia arrivati ad una interpretazione non prevista dal decreto legge “Riaperture”, introducendo una limitazione che non esisteva nel DPCM del 2 marzo u.s. a cui il decreto fa riferimento che genererà ulteriore caos interpretativo.

L’impedimento del consumo al banco, pur regolato dai protocolli su distanziamento e capienza degli esercizi, non tiene in alcuna considerazione il rapporto tra rischio e tempo della consumazione che, per sua natura, è breve. Costringere i clienti a consumare al tavolo anche un caffè allunga il tempo di consumo favorendo assembramenti e confusione. 

“La nostra categoria è esausta – dichiara Sergio Paolantoni, Presidente di Fipe Confcommercio Romae queste ingiustificate interpretazioni mettono ancora più in difficoltà gli undicimila bar del nostro territorio che hanno già pagato un prezzo altissimo per le misure di contenimento della pandemia, senza alcun beneficio evidente sul piano sanitario.”

“Si parla di aperture – prosegue Paolantoni – e invece si continua con le chiusure. Per i bar, se si segue l’interpretazione del Ministero dell’Interno, le misure restrittive sono addirittura peggiori di quelle che per mesi hanno adottato in zona gialla, perfino quando di vaccini non c’era traccia. Oggi nella nostra regione con oltre 1,7 milioni di somministrazioni e 265 mila persone guarite dal Covid, si impedisce di effettuare il consumo al banco utilizzando una circolare interpretativa che inserisce maggiori restrizioni non previste dalla norma. Per questo la riteniamo una decisione incomprensibile e tecnicamente sbagliata e non ci fermeremo fino a quando non sarà riconsiderata. Occorre ragionevolezza e buon senso, l’alternativa genera solamente caos e illegalità.”


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