AMMORTIZZATORI SOCIALI COVID 19 | L’alternativa dello sgravio contributivo: tra buoni propositi e triste realtà

AMMORTIZZATORI SOCIALI COVID 19 | L’alternativa dello sgravio contributivo: tra buoni propositi e triste realtà


A cura di: Mario Gentiluomo – Maria Elisabetta Russo – Tommaso Boldrini – Martino Moioli – Mario Palmieri


La crisi economica innescata dal COVID-19 ha travolto sin dalle prime settimane il mondo del lavoro italiano, stritolato tra lockdown totali e continui stop-and-go determinati dall’alternarsi dei diversi colori (rosso, arancione, giallo e bianco) che scandiscono settimanalmente le nostre vite.

Già dal primissimo Decreto Cura Italia, è stata riconosciuta la possibilità di ricorrere ad ammortizzatori sociali in deroga senza prevedere alcun contributo addizionale. Col passare del tempo, però, è apparso sempre più chiaro come, soprattutto dopo la fine del primo “vero” e durissimo lockdown, non tutti i settori sono uguali e il riconoscimento di CIG a pioggia rischiava di distribuire un enorme ammontare di risorse, che per definizione sono scarse, su una platea molto ampia e composita.

Sulla base di tale impostazione, il Decreto Agosto ha introdotto due strumenti:

  • un contributo addizionale per l’utilizzo della seconda tranche di 9 settimane modulato sull’entità delle perdite di fatturato;
  • l’esonero dai contributi previdenziali per quelle aziende che avessero deciso di proseguire fino a fine anno senza il paracadute degli ammortizzatori sociali;

Se con il primo si è provato evitare un utilizzo troppo disinvolto dell’ammortizzatore da parte di quei datori di lavoro poco o per nulla impattati dalla crisi, l’esonero ha rappresentato certamente un fattore di novità: lo strumento ha introdotto un meccanismo premiante (decontribuzione) per quei datori di lavoro che avessero deciso di non fare ricorso alla CIG gratuita in virtù di un impatto non drammatico sull’attività.

Per quanto l’impostazione dello strumento fosse condivisibile, l’esordio della misura è stato fortemente incerto e l’esonero alternativo è stato realmente utilizzato solo una volta e, soprattutto, all’ultimo respiro.
La norma, infatti, è stata varata il 14 agosto 2020, la richiesta di autorizzazione all’UE inviata solo il 28 ottobre, il consenso della Commissione Europa recapitato il 10 novembre e, infine, le istruzioni INPS a tutti i soggetti interessati dopo una manciata di giorni col Messaggio n. 4254 del 13 novembre, a fronte di periodo di copertura della CIG – di cui la misura rappresentava l’alternativa – inizialmente decorrente dal 13 luglio e fino alla fine dell’anno.

Con il passare del tempo il quadro è persino peggiorato: il DL Ristori, approvato per traghettare le imprese fino a fine anno, ha previsto ulteriori 6 settimane di ammortizzatori sociali  e aggiunto altre 4 settimane di esonero alternativo; nonostante l’approvazione dell’UE e la circolare INPS, mancano ad oggi le istruzioni operative per la fruizione.

La Legge di Bilancio 2021 ha aggiunto, infine, ulteriori 8 settimane. Su questo ultimo tassello manca ancora il via libera dell’Unione Europea. 

Ci limitiamo a segnalare che la legge dispone la fruizione dell’esonero entro il 31 marzo 2021 e sarà quindi necessario un intervento correttivo che, almeno per questa volta, ci auspichiamo giunga da parte di una fonte dell’ordinamento più solida del mero messaggio dell’INPS.

Quella dell’esonero alternativo sembra quindi la solita storia un po’ italiana: una bella idea, ma scritta sull’acqua.


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